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Teoria delle due scuole

Tratto dal Cd/Book L'asino il leone la colomba

 

UN GROSSO EQUIVOCO.

Quest'operazione si ispirava a un sostanziale equivoco e cioè l'idea mai dimostrata (tuttora oggetto di spiacevoli malintesi) che i moderni artisti di strada siano portatori di un'eredità culturale molto antica e che pertanto la loro arte debba essere in ogni modo tutelata; se interrogati sulla natura e provenienza di questa eredità, gli stessi artisti non sanno tuttavia rispondere se non con poche e confuse informazioni, come osserva Giampaolo Borghi portavoce dell'A.i.Ca.:

OGGI LA PIAZZA NON ESISTE PIU?

"C'è oggi un forte interesse e curiosità per le nuove figure chiamate artisti di strada, vengono considerati personaggi che hanno poco a che fare con la tradizione dei cantastorie; per lo più sono visti come imitatori di miti commerciali televisivi, anche se a qualcuno viene riconosciuta una certa bravura sia per aver scelto la piazza o la strada come luogo di esibizione, sia per l'inventiva o la fantasia creativa che taluno ha mostrato anche se spesso si limita a produrla in modo superficiale con brevi esibizioni. Hanno un repertorio molto eterogeneo dove il canto è quasi ignorato. La loro creatività complessiva non è ancora emersa, oppure non l'hanno saputa approfondire,  ritenendosi soddisfatti dell'attuale mercato favorevole al teatro di strada? Sembrano accontentarsi di la vorare tra lo sguardo spesso distratto del pubblico spettatore compratore dei centri commerciali o tra l'interesse di giornata di quanti assistono alle rievocazioni storiche in costume. Oggi la piazza non esiste più. La nostra inchiesta ne ha constatato la fine"

QUALE EREDITA' DUNQUE?

Quale eredità, dunque? Sia gli artisti che gli organizzatori delle sagre, nei loro pieghevoli di propaganda, nelle autobiografie o nelle interviste rilasciate ai giornalisti, sostengono l'ipotesi di una sostanziale continuità fra i cantastorie moderni e quelli della Grecia antica, coi trovatori e i giullari nel medioevo europeo, coi frati mendicanti e con gli attori della Commedia dell'Arte. 

RIVENDICAZIONI E COMPETENZE.

In realtà la maggior parte di loro non ha interesse a prendere confidenza coll'Iliade e l'Odissea, non ha mai nemmeno provato a memorizzare i brani della Divina Commedia o dell'Orlando Furioso, non sa dire molto su chi fossero i trovatori e che rapporti avessero da una parte coi giullari, dall'altra coi monaci, le rivendicazioni fatte cioè non corrispondono a competenze reali. Coloro che operano in questo senso dunque sono dei manipolatori. Di fatto i moderni buskers appartengono a una generazione di agitatori alla rovescia, di persone cioè che stimolano un tipo di socialità disimpegnata e un generale disinteresse verso la gestione della cosa pubblica.

UNA BANCA DATI ESISTE GIA

Concludendo, quando si parla di cantastorie si deve tener presente l'esistenza di due tradizioni assai diverse e incompatibili fra loro, senza alcuna possibilità di comunicazione: una scuola tradizionale ritenuta ormai scomparsa e una moderna che attualmente è la più diffusa, quindi non c'è altro da dire perché siamo arrivati al nocciolo della questione, una banca dati dei cantastorie contemporanei esiste già, è lo schedario di Terzostudio e delle altre agenzie che operano in rete con la Fnas, l'Agis, l'Eti, le Ascom, le Apt, gli artisti delle rassegne nazionali e internazionali; se poi qualcuno, dopo aver riconosciuto le contraddizioni del proprio mestiere, vuole fare un passo indietro e cercare un'ipotesi alternativa, le pagine che seguono si pongono lo stesso obiettivo.

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