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La sirena cavalca un leone

Dal Cd/Book L'asino il leone la colomba

IL CULTO DELLA DEA SYRIA

Certo non si può fare a meno di notare che tutte le arti oggi praticate dagli artisti di strada sono già descritte in opere molto antiche, note ai domatori girovaghi dei secoli XVI e successivi perché facevano parte del repertorio narrativo tradizionale: nelle Metamorfosi di Apuleio ad esempio si parla di ambulanti che ingoiano spade facendo ogni sorta di acrobazie, che suonano strumenti musicali, astrologano o predicono il futuro, praticano il fachirismo e la mortificazione delle carni; di questi personaggi è detto che viaggiavano in modeste carovane, che si dipingevano il viso, che erano per lo più 'invertiti' - cioè omosessuali - e che portavano con sé una statua della dea Syria la donna-pesce che cavalca un leone, andando di casa in casa per raccogliere offerte in denaro o in natura; quanto all'arte di domare bestie feroci non c'è bisogno di andare tanto indietro nel tempo, nei Reali di Francia di Andrea da Barberino compare una donna che viaggia accompagnata da un leone, il quale obbedisce umilmente a ogni suo comando, un motivo ricorrente nelle carte dei Tarocchi ben conosciute anche dal più umile dei contadini e corrispondente a suggestioni che provenivano dall'estremo oriente con cui costanti erano sempre stati gli scambi sia commerciali che culturali.

 

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LEONI DA GUERRA

Inutile dire che non si tratta solo di favole per bambini: ancora nel XIX secolo il negus etiope Tewodros II era noto agli europei per i temibili leoni addomesticati con cui scendeva realmente in battaglia e la tradizione narrativa del posto parla tuttora di feroci uomini-leone, guerrieri che quando combattono si trasformano letteralmente in belve. I domatori di orsi avevano ben chiari quei riferimenti perché facevano parte della loro formazione culturale e quindi non c'è proprio niente da stupirsi se hanno poi rifunzionalizzato quelle arti; perché abbiano scelto di farlo non lo sappiamo, però è certo che siamo di fronte a  discipline artistiche e pratiche rituali in uso da diverse migliaia di anni.

 

APPRENDISTATO COGNITIVO

La trasmissione delle conoscenze descritte in questi libri tuttavia non era lasciata al caso ma prevedeva la figura di un maestro  e un apprendista fra i quali vi fosse un rapporto molto stretto, per l'insegnamento di tecniche elaborate nell'arco di diverse generazioni; nel caso dei buskers invece siamo di fronte a una pratica appresa per lo più in modo empirico vale a dire per prove ed errori, tutt'al più confrontandosi con altri operatori presenti ma rifiutando in modo energico la tradizione in quanto ritenuta inattuale, fuori moda, lontana dalla realtà. E' evidente quando si parla di orsanti che bisogna specificare di volta in volta a quale tradizione ci si riferisce, se a quella del  museo compianese o a quella di cui tuttora in Val di Taro si conserva la memoria storica: nel primo caso dovremo considerare i moderni artisti di strada come depositari di una tradizione molto antica, nel secondo caso invece bisognerà chiedersi se non esista un differente contesto con il quale un cantastorie possa confrontarsi oggi per migliorare sé stesso.

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LA DEA DAI MILLE NOMI

Domatori di orsi, scimmie, cammelli e animali domestici migrarono dalla Valle del Taro nel XVI secolo e si diedero a vagabondare fra l'Europa, l'Asia e il Medioriente, intrattenendo il pubblico in piazza con brevi spettacoli di musica e pantomima; alcuni di loro si recarono fin nella lontana Siberia, dove conobbero le tradizioni  dei popoli che vi abitavano. Il culto mediorientale della dea Syria venne assimilato in Italia a quello di Venere (da Apuleio identificata nell'egizia Iside) molto diffuso in tutta la penisola nel II secolo d.C. I cantastorie distribuivano fino a pochi anni fa lunari, oroscopi, numeri del Lotto, cabale dei sogni, qualche volta santini, rosari, reliquie portate da qualche santuario; molti fra i cantori delle generazioni successive non capirono le istanze che erano dietro a queste pratiche e videro in loro soltanto dei cialtroni. (Continua)