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MAZURKA DEL NONNO
Di Giuliano Piazza, canta Federico Berti

I bambini non sanno giocare

 

Una volta c'era della miseria, i bimbi giocavano anche coi sassi, pure con i ciappetti della biancheria, ci giocavo anch'io, non sono cose che si può dimenticare. Oggi vogliono dell'altro, coi sassi cosa vuoi che faccino? Allora si prendono sei sassolini, non troppo grandi perché sennò uno si fa male, bisogna che stiano in mano, più o meno la dimensione di una ciliegia. Cinque sassi li mettiamo in terra, con più li ha vicino e prima si fa; un altro sasso invece, serve per giocare: si lancia in aria e lo si prende al volo, ma prima di prendere quello bisogna chinarsi e raccoglierne uno d'in terra; chi li prende tutti prima degli altri vince, si fa anche in due, in quattro, in cinque, secondo quanti si è a turno. Lo stesso gioco va bene pure coi ciappetti, o le mollette come si dice, perché 'ciapètt' è in bolognese.

NEI PRATI SI VEDONO SEMPRE MENO

Oggi tutte cose di gomma, i bambini hanno le loro macchinine, bamboline, altre cose non le adoperano. Però è rimasto “Strega comanda colori”, sono quattro o cinque un po' distanti, appena lei comanda un colore, mettiamo il rosso, tutti devono precipitarsi a toccare quel colore, se non fanno in tempo la strega ne acchiappa uno e quello diventa strega. Oppure “1-2-3 per le vie di Roma”, ce n'è uno che sta sotto appoggiato così, conta uno due e tre, poi si gira e gli altri devono rimanere immobili dove stanno, che possono trovarsi anche nelle posizioni più strane, mentre conta invece devono correre a toccare la zona franca, dove sta la tana. Lo chiamano pure “1-2-3 stella”. Poi c'è il gioco della luna, quello ho visto nei parchi le bimbe lo fanno ancora: disegnano dei quadrati in terra col gesso, come fosse una scala, forse ci vanno dei numeri sopra ma noi si faceva senza i numeri: andavi dentro questi quadri a zoppa galletto, non dovevi toccare la riga, con un piede solo. Forse l'ho fatto anch'io col sasso non mi ricordo, si tirava sopra un quadro e quando eri sopra dovevi raccoglierlo, ma è faticoso quello.

SEMPRE ATTACCATI AL COMPUTER

Oggi basta non giocano mica, c'è la scuola e pensano solo solo a quello e a casa hanno l'I-pad, il computer, sempre attaccati lì. Ascolta, ho una comunione a maggio  che ho chiesto cosa potevo regalare alla bambina, perché l'oro non lo portano più che sono tempi pericolosi, ma la cosa più incredibile è che la bambina a otto anni mi rispose: "Cosa vuoi mai regalarmi? Ho tutto!”. Se gli chiedi cosa vogliono, loro non lo sanno, Infatti l'ho detto, se non sai cosa allora ti posso dare due soldini, e lei: ”Cosa vuoi che ci compro?”. Otto anni. Qui a Pianoro quando c'è la fiera viene un signore che ne parla anche Fausto Carpani il cantante, lui fa vedere tutti i giochi di una volta, quelli fatti manualmente con recupero di materiale fatto in casa. Come il telefono coi due barattoli e il filo.

BAMBOLE DI STRACCI

Le bambole io le facevo cogli stracci, prima un po' di lana a gomitolo per la testa, poi sopra uno straccio e lo cucivo sennò si disfaceva; gli occhi erano l'ultima cosa, bastavano due bottoncini. Quando ho fatto la prima bambnola a mia figlia, lei teneva sett'anni. Oggi i bambini non sanno giocare, mi pare che non si divertono.