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Un'isola felice

Sono qui solo da quindici giorni, ma ho potuto constatare come si vive in questa struttura fin dal mese di giugno scorso, quando una mia amica s'è ammalata e le sono rimasta vicino, tant'è che ho detto: se la vogliamo tenere, v'aiuto. Tuttora è al piano di sotto. Ho potuto seguirla e assisterla. Vengo dal servizio a domicilio e avevo un contatto personale, umano coll'infermità, ma una volta quando mi trovavo a collaborare con le case di riposo era tutto diverso. Negli anni '70 c'era proprio un altro modo di fare. Sentivi l'odore delle feci per esempio, era una costante, oggi invece senti quello del detersivo, del pulito. Ora si va a scuola non basta un corso di sei mesi, per l'infermiere ci vuole l'università. Una volta dicevo: mai in casa di riposo, ora dico: è un'isola felice! Oggi giorno è l'ASL che ci pensa, più controllate siamo. Prima lo chiamavano 'ricovero' e ci andavano solo i disperati, quelli che non avevano nessuno, ma è una parola così brutta  che li riprendo sempre, in certi casi è un ricovero più stare a casa abbandonati e soli che qua. Firenze dicevano: "Si va ai Centovecchi", prima non ci facevo caso ma chi ha prestato servizio come crocerossina lo sa bene, c'è molta più igiene e assistenza dal punto di vista medico e sanitario. Magari una volta vedevo rapporti più umani fra gli ospiti questo si, la gioia che provavano quando noi s'andava ad assisterli, ma erano meno vecchi rispetto a noi: morivan prima non lo so se è meglio o peggio, forse c'era più dignità ora è quasi troppo: chiamavano il dottore e se n'andavano nel loro letto, coi parenti intorno, ora ci sbattono fuori a cinquant'anni e nessuno ci ascolta più quando parliamo. Siamo nella quarta età per così dire, socializzare ci vuole un aiuto. Ho visto episodi una volta nei posti in cui lavoravo, addirittura si sono innamorati e fidanzati, passeggiavano nel giardino mano nella mano e addirittura la cameretta assieme, letti separati s'intende; ne ho trovati anche due nascosti dietro la colonna se è per questo, insomma il cuore non ha età! Però si sentivano pure cose brutte di cameroni da 20-25 letti, gente legata che moriva di freddo, li picchiavano mezzi nudi e senza mangiare: se si scopriva un posto così' lo facevan chiudere, ma ispezioni poche. Ora è tutto più controllato. Per questo avevo paura della casa di riposo, ma venendo qui mi sono ricreduta. Mi ha molto commosso fin dall'arrivo, nell'ambulanza vedevo le infermiere che mi aspettavano alla finestra; tutti una parola dolce per me, mi domandavo che ho fatto nella vita per ricevere tanto affetto. Pensavo a un soggiorno provvisorio, ma poi ho telefonato a mia figlia e le ho detto: "Sto ancora un po' che mi sento in hotel". Una vacanza. uindici giorni non ho ancora visto un piatto uguale all'altro! Mai visto litigare le assistenti: voglio ringraziare tutta l'equipe, i medici, il direttore sanitario e l'amministratore, le suore che aiutano persino quando sono costrette in carrozzina.  E naturalmente il nostro operatore culturale, che ci ha regalato un vero giornale tutto per noi, dove possiamo dire quello che pensiamo.