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9. Il mondo è una zuppa inglese

Restare? Partire? Dipende chi t'aspetta dall'altra parte: hai buttato all'aria un'esistenza per averne nove in prestito come i gatti, se stai al gioco puoi dare scacco anche alla morte. La linea debole diventa forte. Radere al suolo un castello e costruirci sopra una bidonville, perché no? Ti vedi quasi sbiadire nelle foto nemmeno fossi un vampiro alla corte di Bran, ma sai bene che è solo uno scherzo, una prova di trasmissione. Puoi disfartene quando vuoi. Tornare indietro... Oh si hai capito bene, tornare indietro. Se cadi non ti fai male, ricordi? Ogni giorno vivi cento vite, lasciando agli sterpi le strade che non portano in nessun luogo; provare sbagliare cadere rialzarti, coltivare un po' qui un po' là, secondo il fiore. Partire? Restare? Dipende che c'è da fare. La tua identità rasa al suolo è un surreale esperimento d'urbanistica interiore, una città invisibile. Come Venezia fra tre mondi sospesa, cielo, terra e acqua: laboratorio per architetti nevrotici, terrificante cantiere a cielo aperto. Può sopravvivere solo se disposta a cambiare, a trasformarsi, a mettersi continuamente in discussione... Scommessa vinta in partenza, quando la posta è non affogare. Canali interrati, cattedrali rase al suolo per lasciare posto a melma salmastra, se arrivano i Turchi basta togliere le indicazioni e si perdono nella nebbia della laguna, non rimane che mettersi dietro una colonna e fargli: "Bù!". Vedi come scappano... Nel cuore del labirinto sei l'imperatore indiscusso, a patto però di non prenderti sul serio, appena cominci a filosofare s'allunga il naso e spuntano le orecchie d'asino. Dovrai farci l'abitudine.

Sembra impossibile ma qui sono un giovane di buona famiglia che rinuncia alle comodità per mantenersi gli studi, là un promettente chansonnier da teatrino futurista, uno che dovresti andare al Tenco, sentissi ce n'è tanti non reggono il confronto. Oggi sei un compositore modernista, vai cercando lussureggianti armonie di quarta, nona, tredicesima, sul manico di una chitarra muta al tavolo di un'osteria; domani eccoti in versione antropologo distratto che annota gli articoli di giornale sui tovaglioli del bar e scrive poesie a mente ignorando il bordone della radio; poi ti sorprendi in camicia rossa vagheggiare a una folla eccitata improbabili rivoluzioni digitali. Per cambiarti d'abito, basta cambiare lo scenario. Ogni giorno ti alzi, apri il libro del destino e rimescoli le carte. Restare? Partire? Dipende chi vuoi essere. Lancia tre monete, testa due croce tre: non ti accadrà nulla di serio, se non ti prenderai sul serio. Paglia o fieno? Al massimo torni indietro, cancelli il racconto come l'onda cancella una lettera d'amore sulla sabbia. On a day like today. Partire? Restare? Finchè la tua vita è un sogno, per quanto verosimile non sarà mai reale... Lascia pure che le onde ti portino a largo e la risacca ti rovesci sopra una spiaggia sconosciuta, come quel giorno in cui ti svegliasti sul carro dei venditori porta a porta: albergo cinque stelle con giardino all'italiana, piscina termale notti incandescenti per un giro d'affari da miliardi. Assicurazioni sulla vita. La parte del milionario non l'avevo mai giocata prima, mi ritrovai d'un tratto in mezzo a quei virtuosi della narrazione, del trasformismo verbale, dell'illusionismo matematico. Al secondo giorno misero in scena veri canovacci da commedia dell'arte, ma bravi! Ogni muscolo del viso pronto a scattare, l'inflessione della voce perfetta. Che scuola! Che spasso! Prima di lasciare l'albergo spazzolai per bene il tavolo delle colazioni, tanto avevo una vita intera davanti a me per digerirlo: si riparte, nuova isola nuova avventura. Ma ricorda è solo un gioco, il mondo una sconfinata zuppa inglese, un immenso paese dei balocchi... Se non ti prendi sul serio, niente di serio può accaderti. (Continua...)

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