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PARLANO LE OSPITI DI UNA CASA DI RIPOSO

DIEGO CORTES E IL GIORNO FUORI DAL TEMPO

Sembra proprio una favola, ma sarà anche un po' ripresa dal vero? Chi lo sa! Molto molto interessante, a me piacciono queste cose: personaggi che scompaiono e ricompaiono, quando ha finito con noi me lo dà il libro, che glie lo riporto fra una settimana? E' abbastanza facile da intuire, un linguaggio non troppo ricercato, lo capiamo bene. Mi fa pensare che anche la mia nonna m'insegnava cose come queste e diceva: "Stai a sentire perché sono novelle però sono anche vere perciò stai attenta, quando tu cresci, a quello che fai!". Io non ho conosciute punte né nonne, né nonni, ero l'ultima figliola e quando sono nata la mia sorella aveva già quindici anni, si può dire che m'ha allevato lei. Questa nonna che racconta il libro mi sta simpatica perché si mette in pensiero tutte le tradizioni di una volta, le cose antiche: ho sentito proprio ieri al pomeriggio sul cinque di un paesino in Sardegna che è fuori dal mondo, non hanno né luce, né gas, né televisione, né nulla; allora quando hanno bisogno bruciano la legna e fanno il fumo così dai paesi vicini vanno a vedere. Anche la Telecom non ci vuole andare perché è troppa spesa fin lassù e poi han paura che loro il telefono non lo mettono mica! Dice che fare i lavori per uno solo è una rimessa. Hanno una strada sterrata che ci passan le macchine, ma vanno ancora colla candela, col lume a petrolio. All'epoca d'oggi è una schifezza, il governo laggiù che fa? Timbra la cartolina e poi se torna a casa. Il mio paese che è Visignano, una frazione di Firenzuola, nel '59 era così senza luce, gas, acqua e nemmeno strada, eravamo 350 persone e si stava bene: dovevi andare a piedi, hai presente sotto il sasso di San Zenobi? Si andava su a Coniale, prendevamo la Sita per fare la spesa in paese, ma mi sa che oggi questi servizi non ci sono mica più come allora perché han tutti la macchina. I pastori andavano colle pecore e avevano la capanna, ma poi ritornavano a casa. A Capraia Fiorentina lì da me sotto Calenzano invece avevamo già la luce quando ero bambina, la mia mamma mi diceva: “Non la toccare perché c'è le streghe!” Aveva paura che prendessi la corrente, capito? Io stavo ad Avellano sopra a Pescia e fino a dodici anni ci s'illuminava col candeliere, quando la misero sarà stato nel '30, prima nelle strade e poi anche noi; però era brutta, tutti fili esterni, uno ciondoloni che pendeva e un piattino ricamato per lampadario. Il personaggio di questa nonna che vive all'antica ci piace insomma però è simpatica, tutte le nonne sono sempre simpatiche e ricaschiamo poi lì, ma noi non vorremmo ritornare a quei tempi, no davvero: forse per la comunità si perché ci si conosceva tutti, c'era più familiarità, se una cosa non ce l'hai te la dà un altro... Però era anche una vita difficile: si lavavano i panni al fiume, toccava pigliare un conchino colla tavola; non c'era l'acqua in casa, tre persone ci volevano per fare il bucato colla cenere e pulire le lenzuola! Poi mi ricordo per le donne una vera schiavitù, non potevi uscire né parlare con tutti, cioè mio babbo lavorava in provincia e poteva andare dove voleva, ma la mia mamma stava a casa, i mariti erano anche più nervosi e gelosi; ora è tutta un'altra cosa, perché noi donne si va fuori da sole e si fa come si vuole. Sai quando mi sposai io? Non trovai neppure una macchina per andare fino alla stazione a prendere il treno, quegli altri avevano il calesse, i cavalli, noi no. In conclusione vogliamo ringraziare la signora Cinzia che ci ha mandato il suo libro, ci piace quel pochino che abbiamo letto e perciò col tempo continueremo fino in fondo. Sono temi che ci stanno a cuore, il mondo di ieri e quello di oggi.

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